Vitamina D bassa: Cause, conseguenze e trattamento

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La vitamina D bassa è una condizione di carenza nutrizionale molto comune e addirittura secondo alcuni esperti è una vera “epidemia”. Sebbene colpisca principalmente gli anziani e le donne in postmenopausa, ci sono alcune malattie (obesità, sclerosi multipla) associate alla vitamina D bassa.

Nonostante l’insufficiente esposizione al sole sia una delle cause principali dell’ipovitaminosi D, il suo trattamento non prevede solo l’esposizione al sole. Spesso infatti è necessario ricorrere agli integratori e, tra le tante opzioni, la vitamina D liposomiale è una delle migliori alternative. Se vuoi sapere come rilevare un’eventuale vitamina D bassa e come trattare la sua carenza, continua a leggere il nostro articolo.

Aspetti chiave

  • Avere la vitamina D bassa è piuttosto comune e in alcuni casi questa carenza può portare a problemi alle ossa, compromettere l’immunità e influire sulla salute metabolica.
  • Le cause dell’ipovitaminosi D includono un’insufficiente esposizione al sole, un’alimentazione povera di vitamina D come anche alterazioni dell’assorbimento, attivazione e metabolismo di questa vitamina.
  • La vitamina D liposomiale è un integratore altamente assimilabile e, insieme a un’adeguata esposizione al sole e un’alimentazione sana, può essere utile per trattare la vitamina D bassa.

Tutto quello che devi sapere sulla vitamina D bassa

È molto difficile stimare la prevalenza dell’ipovitaminosi D perché varia in base all’età, alla zona di residenza e al periodo dell’anno. Tuttavia, questa carenza colpisce molte persone in tutto il mondo e può essere causa o conseguenza di varie patologie metaboliche e autoimmuni.

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La mancanza di vitamina D potrebbe predisporre a disturbi dell’umore, come tristezza o irritabilità. (Fonte: Asife: 48076090/ 123rf.com)

Come si rileva la vitamina D bassa? 

L’ipovitaminosi D può essere rilevata da un esame del sangue che misura il livello di 25-idrossi vitamina D. Se il valore è inferiore a 30 ng/ml (nanogrammi per millilitro), la vitamina D è bassa. Ecco come interpretare i risultati dei tuoi esami del sangue della vitamina D (1, 2):

Valori di 25(OH)D (25-idtossi vitamina D) nel sangueInterpretazione del risultato
Tra 30 e 90 ng/ml di vitamina DValore normale (sufficiente).
Tra 20 e 29 ng/ml di vitamina DVitamina D insufficiente.
Inferiore a 20 ng/ml di vitamina DCarenza di vitamina D. 

Chi rischia maggiormente di avere la vitamina D bassa?

Sebbene i principali gruppi di rischio per la carenza di vitamina D (chiamata anche calciferolo) siano gli anziani e le donne in postmenopausa, ci sono altre situazioni che favoriscono questa ipovitaminosi. Qui di seguito spieghiamo chi ha maggiori probabilità di avere un basso livello di vitamina D nel sangue:

Anziani

Con l’avanzare dell’età, la formazione di vitamina D nella pelle e la sua successiva attivazione a livello renale diventano meno efficienti. Se a questo aggiungiamo una minore esposizione al sole, soprattutto negli anziani che vivono in case di cura o sono ricoverati in ospedale, è molto comune scoprire che la vitamina D è bassa (3, 4).

Persone che vivono in zone di latitudini estreme

Chi vive in luoghi più vicini all’equatore, a latitudini inferiori a 30° (nord o sud), ha meno probabilità di sviluppare una carenza di vitamina D. Al contrario, le persone che risiedono in zone con poche ore di sole al giorno hanno un aumentato rischio di avere la vitamina D bassa (5)

Soggetti che permangono in ospedale per lunghi periodi

Una permanenza prolungata in ospedale può causare ipovitaminosi D a causa di poca o nessuna esposizione al sole (6)

Donne in postmenopausa

La vitamina D bassa nelle donne in postmenopausa è principalmente la conseguenza di un deterioramento della sintesi cutanea e di una bassa esposizione al sole. L’ipovitaminosi D è fortemente correlata alla prevalenza dell’osteoporosi, poiché il calciferolo è essenziale per l’assorbimento del calcio a livello intestinale (3).

Persone obese

Il grasso corporeo in eccesso potrebbe “sequestrare” il calciferolo e, come conseguenza, si verificherebbe la vitamina D bassa nei livelli del sangue. D’altra parte, la quantità di vitamina D nell’organismo potrebbe subire una “diluizione volumetrica” se il peso corporeo fosse sopra alla norma (3).

Soggetti di pelle scura

La concentrazione di melanina è maggiore nelle persone con pelle scura e questo pigmento potrebbe ridurre la produzione cutanea di vitamina D data dall’esposizione solare (7).

Persone con malattie che alterano l’assorbimento o l’attivazione della vitamina D nell’organismo

Mentre alcune malattie del fegato e dei reni possono impedire l’attivazione della vitamina D, la celiachia (non trattata) e altre malattie che causano il malassorbimento influenzano la sua assimilazione nell’intestino (3).

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La carenza di vitamina D potrebbe colpire il 50% della popolazione mondiale, con effetti negativi sulla salute delle ossa, quella metabolica e quella cardiovascolare. (Fonte: Goodluz: 45367049/ 123rf.com)

Quali sono le cause della vitamina D bassa?

La causa principale della vitamina D bassa è l’inadeguata esposizione al sole che non si verifica solo durante l’inverno. La sintesi cutanea della vitamina D da parte dell’azione del sole può essere drasticamente ridotta vivendo in zone a latitudini estreme, utilizzando rigorosamente creme solari o indossando abiti che coprono quasi tutto il corpo e il viso (5, 8).

Anche gli anziani e le persone ricoverate in ospedale per un periodo considerevole sono candidati a soffrire di una carenza di vitamina D. Vale la pena chiarire che questa carenza di vitamina si verifica anche negli anziani che hanno l’abitudine di prendere il sole, poiché l’invecchiamento riduce la produzione di vitamina D nella pelle (3, 4).

Un basso livello di vitamina D può essere dovuto anche per altri motivi legati all’alimentazione, al consumo di alcuni farmaci e alla presenza di malattie sottostanti, come spiegato di seguito:

  • Peso in eccesso e grasso corporeo: poiché la vitamina D è liposolubile, può essere “sequestrata” dal grasso corporeo, causando come risultato bassi livelli ematici di 25-idrossi vitamina D (3, 9).
  • Alimentazione povera in vitamina D: l’esposizione al sole è sufficiente per ottenere abbastanza vitamina D per la maggior parte dei bambini e degli adulti. Tuttavia, è importante prestare attenzione all’alimentazione, soprattutto quando il tempo all’aria aperta è limitato. Un basso consumo di pesce, latticini e uova non contribuisce a un livello ottimale di vitamina D (2).
  • Malattie che influenzano l’assimilazione di vitamina D: la celiachia, la fibrosi cistica e il morbo di Crohn sono esempi di patologie che compromettono l’assorbimento dei grassi e, di conseguenza, della vitamina D a livello intestinale. Poiché questa vitamina è liposolubile, la sua assimilazione avviene insieme all’assorbimento dei grassi (9).
  • Patologie che impediscono l’attivazione di vitamina D: la conversione della vitamina D nella sua forma attiva avviene prima nel fegato e infine nei reni. Per questo motivo, malattie del fegato e dei reni di gravità da moderata a grave sono associate a una vitamina D bassa (2).
  • Farmaci che aumentano il catabolismo della vitamina D: alcuni anticonvulsivanti, immunosoppressori, glucocorticoidi e antiretrovirali possono aumentare la degradazione della vitamina D e causarne una carenza (3, 9).
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La quantità di vitamina D disponibile nel corpo può subire una “diluizione volumetrica” se il peso corporeo è superiore al normale. (Fonte: Vesalainen: 95475337/ 123rf.com)

Quali sono le conseguenze sulla salute di un livello di vitamina D bassa?

Poiché la vitamina D è essenziale per l’assorbimento del calcio, la sua carenza provoca malattie che colpiscono le ossa, sia nei bambini che negli adulti. Un basso livello di vitamina D nell’infanzia produce rachitismo e influisce sulla mineralizzazione dello scheletro. Di conseguenza, le ossa responsabili del supporto del maggior carico corporeo (omero, tibia) vengono deformate (2).

Negli adulti, un basso contenuto di vitamina D causa osteomalacia e osteoporosi, che aumentano il rischio di fratture ossee. D’altra parte, la carenza di vitamina D può causare disturbi metabolici ed è associata a resistenza all’insulina (prediabete) e colesterolo alto nel sangue (1, 2, 10).

Infine, la vitamina D è fondamentale per l’immunità, non solo contro gli agenti esterni, ma anche in relazione alle malattie autoimmuni. È stata trovata una forte associazione tra bassi livelli di vitamina D e sclerosi multipla, artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali e altre condizioni autoimmuni (3, 10).

Trattamento della vitamina D bassa

Sebbene non sia ancora chiaro quanto la vitamina D bassa sia associata a obesità, diabete, sclerosi multipla o colesterolo alto, è essenziale trattare questa carenza. Un’alimentazione corretta che includa alimenti ricchi di vitamina D, una prudente esposizione al sole e integratori di vitamina D sono i pilastri del trattamento.

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Se prevedi di utilizzare un multivitaminico ricordati di abbinarlo a una dieta ricca di D3 o D2 e ​​ad una prudente esposizione al sole. (Fonte: Anetlanda: 95894518/ 123rf.com)

Esposizione al sole per combattere i livelli di vitamina D bassa.

Molti specialisti e ricercatori concordano sul fatto che un’esposizione al sole di 20-30 minuti, due o tre volte alla settimana evitando le ore più calde, è sufficiente perché la nostra pelle formi tutta la vitamina D di cui abbiamo bisogno. Prendere il sole con saggezza fa parte di uno stile di vita sano (2, 9, 10).

Poiché le creme solari con un fattore di protezione maggiore di 15 riducono la sintesi cutanea di vitamina D, si consiglia di esporre per breve tempo gambe e braccia senza crema solare, ma applicandola sul viso, poiché la pelle in quest’area è più fine e sensibile.

Alimenti naturali e arricchiti di vitamina D

Un’alimentazione varia ed equilibrata, che include pesce, latticini e tuorlo d’uovo, fornisce circa il 20% della quantità giornaliera raccomandata di vitamina D. Aringa, sardine, fegato e uova forniscono vitamina D3 (colecalciferolo), mentre i funghi shiitake sono fonti di vitamina D2 (ergocalciferolo) (2, 10).

Molti prodotti alimentari sono arricchiti con vitamina D e il loro consumo aiuta a soddisfare il fabbisogno quotidiano di questo nutriente, ad esempio latte, succhi, bevande vegetali, tofu o lievito alimentare. L’olio di fegato di merluzzo svolge raramente il ruolo di cibo ed è spesso usato per integrare la vitamina D (2).

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Un’alimentazione varia ed equilibrata, che include pesce, latticini e tuorlo d’uovo, fornisce circa il 20% della quantità giornaliera raccomandata di vitamina D. (Fonte: Citalliance: 43733138/ 123rf.com)

Integratori per trattare i livelli di vitamina D bassa

Quando viene rilevata la vitamina D bassa (meno di 30 ng/ml) nel sangue, è necessario ricorrere agli integratori. Sebbene il fabbisogno giornaliero di questa vitamina sia compreso tra 5 e 15 microgrammi al giorno (a seconda dell’età, del sesso e dello stadio biologico), gli integratori di solito forniscono una quantità maggiore che, senza produrre tossicità, aiuta a correggere la carenza (2, 3).

Gli integratori di vitamina D sono disponibili in capsule, compresse e gocce. Di solito forniscono tra 400 e 2000 UI (unità internazionali) al giorno, che equivalgono a 10 e 50 mcg al giorno, rispettivamente. Alcuni prodotti forniscono dosaggi più elevati, ma vengono somministrati settimanalmente, ogni due settimane o mensilmente (3, 9).

Oggi, la vitamina D liposomiale è una delle migliori opzioni per integrare questo nutriente, poiché, veicolando il calciferolo nei liposomi, la sua assimilazione è migliorata. Al momento di acquistare vitamina D liposomiale, Ti consigliamo di optare per un prodotto altamente concentrato, come quello offerto da Sundt, che fornisce 2000 IU a porzione.

Le nostre conclusioni

Livelli di vitamina D bassa sono una carenza nutrizionale comune che preoccupa gli operatori sanitari. Si manifesta principalmente negli anziani, nelle persone che vivono in zone a latitudini estreme e nelle donne in postmenopausa, ma è anche correlata alla presenza di malattie, ricoveri prolungati e assunzione di alcuni farmaci.

Un semplice esame del sangue è sufficiente per rilevare bassi livelli di vitamina D. Poiché è molto difficile soddisfare il 100% del fabbisogno di vitamina D, consumando cibi che la contengono o fortificati, l’esposizione al sole e gli integratori sono i pilastri del trattamento di questa carenza.

Ti interessa sapere se hai poca vitamina D? Appartieni a qualcuno dei gruppi a rischio? Se il nostro articolo ti è stato di aiuto, lasciaci un commento o facci pure una domanda, sarà un piacere risponderti.

(Fonte dell’immagine in evidenza: Ratmaner: 74345708/ 123rf.com)

Riferimenti (10)

1. Trincado P. Hipovitaminosis D. 2013.
Source

2. Gallagher M. Los nutrientes y su metabolismo. En: Mahan L, Escott-Stump S. Krause. Dietoterapia (Edición 12). 2008. Elsevier Masson.

3. Sánchez A et al. Diagnóstico, prevención y tratamiento de la hipovitaminosis D. 2013.
Source

4. Vaqueiro M et al. Hipovitaminosis D asociada a exposición solar insuficiente en la población mayor de 64 años. 2007.
Source

5. Leary P, Zarnfirova I, Au J, McCracken W. Effect of Latitude on Vitamin D Levels. 2017.
Source

6. Lyman D. Undiagnosed vitamin D deficiency in the hospitalized patient. 2005.
Source

7. Young A et al. Melanin has a Small Inhibitory Effect on Cutaneous Vitamin D Synthesis: A Comparison of Extreme Phenotypes. 2020.
Source

8. Passeron T et al. Sunscreen photoprotection and vitamin D status. 2019.
Source

9. de Oliveira V et al. Influencia de la vitamina D en la salud humana. 2014.
Source

10. Costanzo P, Salerni H. Hypovitaminosis D: afectaciones no clásicas. 2009.
Source

Articolo scientifico
Trincado P. Hipovitaminosis D. 2013.
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Libro
Gallagher M. Los nutrientes y su metabolismo. En: Mahan L, Escott-Stump S. Krause. Dietoterapia (Edición 12). 2008. Elsevier Masson.
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Sánchez A et al. Diagnóstico, prevención y tratamiento de la hipovitaminosis D. 2013.
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Lyman D. Undiagnosed vitamin D deficiency in the hospitalized patient. 2005.
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Studio clinico
Young A et al. Melanin has a Small Inhibitory Effect on Cutaneous Vitamin D Synthesis: A Comparison of Extreme Phenotypes. 2020.
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Articolo scientifico
Passeron T et al. Sunscreen photoprotection and vitamin D status. 2019.
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Articolo scientifico
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